A rincorrere il cigno bianco.

Chi di voi ha visto l’ultimo capolavoro di Darren Aronofsky alzi la mano. Black Swan: il cigno nero, cattivo e senza pietà, opposto al bianco, candido e timoroso. Nel film si susseguono tramite vorticosi e frenetici passi di danza sul duro parquet davanti a specchi altissimi. Non è forse la metafora dell’esistenza in sè per sè? Il parquet sta al mondo come gli specchi stanno alla gente. E i passi di danza dapprima tremolanti e appena accennati diventano sempre più veloci e sicuri, battendo sul duro legno e inciampando sulle punte dei piedi ormai abituati ai calli e alle ferite.  E quegli specchi che ci fissano e ci giudicano, non lasciando sfuggire ogni singola mossa che facciamo, sono lì ad osservarci mentre noi continuiamo a volteggiare stanchi. Il cigno bianco che arranca dietro alla speranza di essere il protagonista della sua favola, il cigno nero che vuole tutto e non bada a conseguenze. Non c’è forse dentro ognuno di noi un cigno bianco ed uno nero? Una parte di noi che timidamente vorrebbe realizzare tutti i suoi sogni e l’altra più egoista e impulsiva che vuole accapparrarsi tutto e subito.

~ Eightdaysweek

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