Twitter-mania.

Fino a un anno fa si chiedeva “Ehi, ma ce l’hai Facebook?” a cui seguiva una impellente quanto quasi nevrotica ricerca del profilo della persona in questione sul noto social network per inoltrargli la fatidica “Richiesta di amicizia”, dopo aver superato le vecchie e nobili maniere del chiedere il numero di cellulare e avendo riposto il telefono in un cassetto polveroso della cantina. Si, il telefono, quello che se non ci infilavi tutto il polpastrello e la falange dentro non ce la facevi a comporre il numero e quando riattaccavi dovevi passare mezzora a disintorcigliare (perdonate il neologismo) il filo. Mentre ora sempre più spesso sento dire “Twittami!” o “Followami!”, termini che sembrano usciti fuori da un computer di Wall Street piuttosto che dalla bocca di noi comuni mortali. Twitter. L’uccellino blu che ancora non è entrato a cinguettare nella mia vita, per fortuna. Mi sono incuriosita e sono andata a guardare qualche profilo twitter, sia di persone note che di youtubers e devo dire che la cosa che mi ha colpito è stata la poca fantasia dei tweets. O sono i classici auguri di buona giornata/pranzi/cene/pomeriggi/notti e quant’altro, o lamentele, o aggiornamenti in tempo reale di ciò che la persona sta facendo o commenti su programmi televisivi o partite sportive che si stanno seguendo. E il mio commento è stato: in primis “…e al popolo?!”, perdonatemi, ma cosa dovrebbe importarmi se Tizio sta andando a lavoro in scooter e si farà risentire dal suo ufficio o Caio si sta pulendo le scarpe dopo essere entrato in casa perchè fuori piove a dirotto? Poi ci lamentiamo e vogliamo essere tutelati tanto nell’ambito del rispetto della privacy e andiamo a scrivere tutte le nostre minime azioni sul web dove ogni persona dotata di computer e connessione adsl può leggere? Ma vogliamo parlare delle foto caricate? Gordon Ramsey o Rachael Ray potrebbero scegliere le immagini per le loro pubblicazioni culinarie se facessero una capatina su Twitter! Tutti che uppano la foto del loro pranzetto, cenetta, colazione, merenda, spuntino di mezzanotte! Incredibile! Fanno seguito le foto a caso scattate quando si è dal parrucchiere, ci si sta facendo uno maschera al viso dal colore poco invitante, si sta camminando in mezzo al traffico cittadino, si sta aspettando il tram o la metro per tornare a casa o l’aereo a ritorno dalla vacanze. Potrei continuare per ore, ma preferisco lasciarvi scoprire il mondo di Twitter da soli, senza poter godere, purtroppo, dei vostri sopraccigli alzati quando noterete la poca creatività e l’ostentazione della quotidianeità sul sito. Come mai questa nuova tendenza? Sentiamo proprio il bisogno di comunicare a tutti ciò che stiamo facendo? Cos’è, solitudine o bisogno di sentirsi famosi per 5 minuti sul web?
Genesi di un tweet

 

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5 thoughts on “Twitter-mania.

  1. Come dici tu gran parte dei messaggi nei famosi 140 caratteri non hanno alcun motivo di esistere, e sono indubbiamente l’immagine di un certo qual egocentrismo… E tutto ciò è esattamente quello che direi sui post dei blog (escluso il fatto che sono di 140 caratteri, naturalmente) XD.
    Io ho aperto un account di Twitter lo scorso ottobre, ancora un po’ sospettosa su tale piattaforma, e da allora è diventata una vera e propria droga.
    Ora, dato che questo è un commento e non un’apologia al delizioso uccellino azzurro, tralascerò di dilungarmi in filsofici interrogativi dell’animo umano, anche se da un certo punto di vista sono d’accordo con te.
    O condividi ogni singolo granello di polvere che ti passa davanti, o ti lamenti della mancanza di privacy. Aut Aut.

    La cosa incredibile di Twitter, almeno a parer mio, è che è uno strumento di comunicazione incredibilmente democratico.
    Non solo ti permette di seguire chiunque -che sia “famoso” o meno -, ma ti permette anche di interagire con lui. Naturalmente, ammesso e non concesso che la persona che segui sia sufficientemente aperto per farlo. ^^

    • Ammetto la mia ignoranza in materia di Twitter, dato che lo conosco e lo descrivo da non utente e dalle sbirciate che ho dato a alcuni profili come ho già detto nell’articolo, ma trovo che sia si molto democratico come dici te, dato che puoi metterti in comunicazione con tutti i contatti pubblici che vuoi, ma allo stesso tempo non capisco perchè ora sentiamo il bisogno di condividere ogni singola nostra azione con il resto del web. Stessa storia vale per i blog, per Facebook, per ogni tipo di piattaforma o sito che ci permetta di condividere ciò che stiamo scrivendo con altri utenti. La questione è proprio questa, è curioso e quasi paradossale come vogliamo rimanere nell’anonimato ma allo stesso tempo riversare le nostre paure, ansia, gioie e qualsiasi emozione proviamo in internet, come se cercassimo negli altri un conforto o vorremmo suscitare quasi invidia per ciò che abbiamo, stiamo facendo o provando e gli altri no. Non trovi? E’ un mio punto di vista, ovviamente, giusto o errato che sia! 😉

      • Mah, dipende dal tipo di argomenti sul quale richiediamo la privacy.

        Onestamente, che un sconosciuto sappia che in dieci minuti vado a farmi una doccia e che devo assolutamente fare la ceretta non mi preoccupa più di tanto. Reagirei diversamente se tale sconosciuto venisse a sapere dove abito e il numero del mio conto in banca (soprattutto quello, che con questa crisi è meglio tenersi stretti i propri spicci! :P)

        Non capisco questa tua storia dell’anonimato…Intendi l’utilizzo di un nickname?
        Il nickname è più un gioco che una forma di privacy, a dire il vero. Sui social network è possibile trovare chiunque disponendo del suo indirizzo e-mail, che utilizzi il suo vero nome e che si faccia chiamare Gina Pippetto. ^^ Io personalmente vedo i nick più come una regola del grande gioco internettiano, che come una protezione.

        • Sisi, è ovvio che alla fine poco importa se si sta condividendo il proprio piatto di pasta del pranzo con una foto o la notizia che si sta per riscaldarci con una tazza di the bollente, piuttosto che conoscere il numero della postepay o altri dati delicati! Ma sono davvero delle enciclopedie culinarie certe gallerie fotografiche twitteriane… 😉
          Con la storia dell’anonimato intendo quei blog o profili in cui non c’è un minimo riferimento a generalità o dati personali dell’autore, ma lo stesso riversa nel web tutte le sue emozioni e racconta alcuni avvenimenti della sua vita, talvolta anche abbastanza delicati secondo me, con molta nonchalance, come se stesse chiedendo supporto ad altri utenti che magari passano nel suo mondo virtuale. Non so, sarò io molto riservata per certe cose, ma mi sembra esagerato a volte!

  2. Pingback: Io il diario non lo voglio! « eightdaysweek

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