Persone.

A volte mi piace scrivere pensieri in libertà sulla mia agenda. Ne vengono fuori riflessioni sui massimi sistemi con parole semplici, oppure, fallendo, solo un misero adito del mio fluire di coscienza. L’altro giorno pensavo alle persone paragonandole al cibo: sì, perchè il cibo puoi cucinarlo seguendo una ricetta o trasformarlo dando sfogo alla creatività, devi buttarlo se va a male poichè l’hai lasciato fuori dal frigo troppo a lungo, può farti venire i mal di pancia se rimasto indigesto, può infine stuzzicarti l’acquolina solo a guardarlo. Un po’ come le persone. Guardandole possiamo restarne colpiti dal loro aspetto esteriore, ci possono far soffrire, dobbiamo scordarle se ci hanno fatto un torto lasciato irrisolto o dobbiamo allontanarle se c’è troppa confidenza quasi malsana, ma possiamo anche avere dei bellissimi rapporti se riusciamo a entrare in sintonia e armonizzarci. Ma, tutto ciò se avvengono dei cambiamenti, delle trasformazioni, dei movimenti. Se le persone restano sempre ferme non cambiano, non ci sono rapporti, non ci sono gioie, non ci sono sofferenze. E’ un po’ come mettere il sacchetto delle verdure surgelate in freezer: quando lo tireremo fuori sarà esattamente come lo abbiamo lasciato. Immutato.

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