Django Unchained. Il mio parere.

Unico. Fantastico. Meraviglioso. Sublime.
Non riesco a trovare altre parole per questa pellicola, che non poteva deludermi essendo firmata dal mio regista preferito: il maestro Quentin. Tarantino riprende il vecchio Django di Corbucci e ne rivela i tratti quasi comici ma incredibilmente cavallereschi (sentire il primo Ti Amo in un film di Tarantino mi ha fatto stranissimo! Come i cavoli a merenda, insomma…) dello schiavo di colore interpretato da un bravissimo Jamie Foxx (Oscar nel 2005 per Ray) liberato e reso cacciatore di taglie dall’inimitabile e irragiungibile dr. King Schultz, portato sul grande schermo da un Christoph Waltz da oscar (dopo Bastardi senza gloria, sempre di Tarantino). Waltz è una cosa disarmante: di una teatralità bestiale, capace di passare da una lingua all’altra senza problemi, abile di gestire un personaggio tanto particolare quanto portatore di ideali sociali esemplari, un mostro di attore per cui non trovo complimenti giusti. E che dire di Leonardo di Caprio, che nonostante la mano fracassata da un bicchiere, ha continuato a recitare il suo Calvin Candie così aristocratico e pieno di sè affiancato da un caricaturale Samuel L. Jackson? Bellissimo e bravissimo. Bravissimo nel calarsi in un personaggio lontano dai suoi soliti bellocci o dai suoi seriosi ruoli, uno spietato che poco sa di Dumas (…la fantastica scena nella biblioteca di Candie land vi dice niente? 😉 ) ma che vuole vedere tanto sangue sparso nel suo salotto con la lotta dei mandingo. Sangue. Tanto sangue. Tanto sangue che pensavo che la scena della sparatoria finale di Candiland fosse in bianco e nero come in Kill Bill. Django, la D è muta, ricorda molto The Bride, eccome, gli manca solo la tutina gialla, sostituita da quel costume celestino da damerino così ridicolo quanto esemplare, e una katana, abilmente sostituita da una colt. E non sto a elencare tutte le altre autocitazioni, da Reservoir Dogs a Pulp Fiction a Bastardi senza Gloria. E le musiche, oddio le musiche. Da capogiro. Si passa da Johnny Cash a Morricone a tamarrissimi rap da ghetto che fanno ridere, alla canzone di Elisa per arrivare a brani che si fanno portatori di libertà e ribellione a un sistema da abbattere.
10 e lode. Non voglio aggiungere altro. Ah si, date l’Oscar a Waltz perchè quel King Schultz rimarrà nella storia del cinema a lungo! 😉

Immagine


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