I’m not dissappeared.

Sorry for not posting.
I’m getting mad about it, but I have to work a lot in this period and it’s summer time too. I could not resist to a day off to the beach, a dinner out or a beer with friends in this amazing city. I love Amsterdam.
I love the crowded streets in the daytime, where you can listen to almost ten different languages in the same time.  I love the canals, I love the tiny little leaning houses on them. I love the kids inside the bicycle baskets and the smile on their faces. I love the parks, the green spots, the benches all around, where you can sit and stare at the multicultural combination of this city. But the best comes at night… Amsterdam is so amazing after the beautiful rose and red sunset. Dam square is magical with the Royal Palace and the Oude Kerk enriched by yellow lights, Rokin and Muntplein are my favourite with the lights reflected in the canal. I love passing by all this beauties sitting on the back of a bike, while speaking to my friend riding it. It’s an emotion I cannot describe, I just close my mouth, gaze with my eyes and fill my heart.
night_in_amsterdam_by_csipesz-d49qeg4

Cuori e riflessioni per San Valentino.

Cuori, cuori ovunque. Chi ha inventato la ricorrenza di San Valentino? O sono io che ho sviluppato repulsione a cuoricini illusori e sdolcinatezze varie o semplicemente ho concentrato la mia attenzione su altre cose più interessanti e utili che festeggiare ricorrenze come queste. Anche perchè, diciamocelo, se ami una persona, glielo dimostri ogni giorno e non in modo particolare solamente il 14 di febbraio, riempendogli la pancia di cene costose e vini che, alla fine, sanno solo di sugher0. Per me, l’amore è ben altra cosa…
E per citare Eternal Sunshine of a Spotless Mind :

Random thoughts for Valentine’s Day, 2004. Today is a holiday invented by greeting card companies. To make people feel like crap.

grumpy-cat-valentine

In barba a tutte le convenzioni sociali-commerciali sanvalentiniane, io ho preparato una bella crostata alla marmellata di (a)more con cinque cuoricini sopra che io e mia mamma ci siamo golosamente pappate. 😉

Crostata alle more
Ingredienti:
300gr di farina integrale
80gr di zucchero di canna
3/4 cucchiai di olio evo
cannella a volontà
un barattolo di marmellata di more

Procedimento:
Impastare la farina con lo zucchero, l’olio, la cannella e acqua fino ad ottenere un impasto solido. Lasciar riposare in frigo per una mezzora. Stendere l’impasto e sistemarlo su una teglia, riempire con la marmellata e decorare la superficie a piacere con l’impasto rimasto. Infornare per 45 minuti a 180°C. Servire a temperatura ambiente.

***

Hearts. Hearts everywhere. Who has invented San Valentine day? Do I develop repulse towards misleading hearts and mushy things or simply I put my focus on more important and useful things then celebrate those days. Even more, if you truly love someone, you show it every day and not only particulary on the 14th of February, filling his or her belly with expensive dinners and cork-taste wines. In my opinion, love is totally different…
And quoting Eternal Sunshine of a Spotless Mind:

Random thoughts for Valentine’s Day, 2004. Today is a holiday invented by greeting card companies. To make people feel like crap.

In spite of every social and commercial san Valentine norms, I prepared a delightful blackberry jam custard pie with five hearts on it, which me and my mother have greedly crunched 😉

This slideshow requires JavaScript.

Blackberry custard pie
Ingredients:
300gr wholewheat flour
80gr brown sugar
3/4 tablespoons of olive oil
cinnamon
one pot of blackberry jam

Proceeding:
Mix the flour with sugar, oil, cinnamon and water untill you get a solid pastry. Let it rest in the fridge for half an hour. Roll out the pastry and put in a bakin tin, fill with the jam and decor the surface as you want with the remain of the pastry. Bake for 45 minutes at 180°C. Serve at room temperature.

Bon appetit!
9915140C1EB2E8C78C0F6508EFC41973

BANNER

1056910_51209851-001

Filosofia spiccia e pensieri sparsi.

Mi mancava scrivere un post di quelli pseudo riflessivi-filosofici.
Ci stavo pensando da giorni e mi chiedevo se pubblicarlo o meno, poi mi sono detta Perchè no?!  E’ proprio quest’ultima domanda che mi ha aperto un sacco la mente (più di quanto l’avessi già, e non per pavoneggiarmi…), che mi ha fatto capire molte cose e mi ha dato la possibilità di fare esperienza di molte situazioni. Perchè non buttarsi sulle cose? Perchè restare sempre ancorati a quelle sicurezze ormai troppo vecchie e stantie che ci bloccano in una routine noiosa e annosa? Perchè continuare a trascinarsi inutili palle al piede che ci rendono infelici e incapaci di apprezzare le mille altre opportunità che ci attendono se allungassimo un po’ di più i nostri orizzonti? Perchè continuare a battere il muso su cose che non cambieranno mai e ci avvelenano il fegato?
Potrei continuare con queste domande per ore.
Io ho fatto una scelta. Una scelta non facile e non immediata, ma che mi ha reso la vita molto meno tediosa. Ho scelto di vivere felice e con tranquillità, ho scelto di dedicarmi alle cose che mi piacciono e mi fanno stare bene, ho scelto di circondarmi di persone a cui voglio realmente bene e che me ne vogliono realmente a loro volta, ho scelto di rinunciare alle male voci e alla falsità, ho scelto di vivere la mia vita come desidero io dal mio profondo, ho scelto di sorridere di più e prendermela di meno, ho scelto di farmi più passeggiate da sola a piedi con la mia musica preferita piuttosto che pomeriggi di chiacchiere vane e vuote, ho scelto di seguire i miei sogni dovunque essi mi portino, ho scelto di non avere paura di ciò che non conosco, ho scelto di ascoltare me stessa in silenzio, ho scelto di non puntare il dito verso l’altro ma di riformulare prima i miei giudizi e le mie critiche, ho scelto di parlare chiaro e apertamente senza nascondere ciò che realmente penso e sono, ho scelto di lottare per ciò in cui credo senza prevaricare, ho scelto di essere giusta, ho scelto di osservare e capire meglio le cose, ho scelto…
E, bando all’aura bucolico-fiabesca che i miei pensieri possano evocare, mi sento scoppiare il cuore di felicità, ma di una felicità pura, non fatta di possedere cose materiali o sfoggiare astrusità modaiole e conformistiche, una felicità mia, una felicità che solo io posso conquistare e potrò ancora perfezionare mano mano, una felicità che può sembrare egoista ma che in realtà non lo è, perchè così facendo anche le persone intorno a me vivono bene e in equilibrio con me. Ed è bellissimo.
Non fermatevi mai, continuate a rincorrere i vostri sogni, a cercare le persone a cui tenere, a coltivare le vostre passioni, solo così sarete felici. Correndo, senza fretta.tumblr_mhixq8dmhW1rrjjxto1_4009915140C1EB2E8C78C0F6508EFC41973

Summer ending feelings…

Adoro aprire gli occhi con i primi raggi di fine estate che attraversano le persiane.
Adoro svegliarmi con le dolci fusa della mia gatta che si accovaccia sotto al mio braccio.
Adoro i cuscini spiegazzati dalla notte e dai sogni.
Adoro l’aroma del caffè e lo stropicciare dei giornali che si confondono.
Adoro il cinguettio tra le fronde degli alberi.
Adoro la fresca brezza mattiniera e serale.
Adoro il cozzare dei piatti sul legno della tavola.
Adoro le lute del barbecue che si spengono lentamente.
Adoro gli ultimi fiori che sbocciano nel giardino.
Adoro la luna quasi piena in un cielo stellato.

Willows At Sunset – Study Of Vincent Van Gogh

Felicità.

Molti hanno provato a descriverla, tanti hanno tentato di raggiungerla e pochi riescono a trovarla in piccole cose, quasi banali. Sto parlando della felicità. Quel pezzo più unico che raro a cui tutti aspiriamo, cui tutti ci rimbocchiamo le maniche per conquistarlo e di cui tutti non ne possiamo fare a meno per trovare la nostra serenità. Io associo spesso la felicità con l’essere tranquilli, in pace con se stessi e in armonia con ciò che ci smuove dentro, in modo tale da poter poi ritrovarsi bene con gli altri e con ciò che ci circonda, persone care e non. Perchè se non si è sinceri e sereni con se stessi, con i propri obiettivi e i propri pensieri, nessuno potrà farlo per noi e non potremo mai essere veramente in armonia anche con gli altri, senza dover costruire la nostra bella maschera e il nostro bel personaggio da far recitare sul palco della socialità. Molte persone le vedo fingere, le vedo costruirsi quel guscio di menzogne quasi surreali e malsane per loro stessi pur di stare al gioco con gli altri, considerati amici, ma, ahimè, a me questo discorso stona. Mentire a se stessi e alle persone a cui si tiene è come continuare a metter benzina sul braciere dell’ipocrisia, per alimentare un fuoco che non fa che nascondere la propria insicurezza. Non sto puntando il dito contro le persone insicure, tutti lo siamo stati in determinate situazioni ed è umano esserlo, ma piuttosto sto riflettendo su quel genere di persona che piuttosto che trovare la felicità prima dentro di sè, la trova nella folla, negli altri, o piuttosto, per mezzo degli altri. E come tale, non riesce a farne a meno. Io questa la chiamo dipendenza. Non felicità. Come una droga, come una sostanza che, per stare bene, non si può vivere senza. E si continua a cercarla, avidamente, come fosse linfa vitale, mentre in realtà non si dovrebbe far altro che guardarsi allo specchio, o semplicemente chiudere gli occhi e ascoltare il turbinio di pensieri e sogni che corrono dentro ognuno di noi. Non è facile talvolta scoprire ciò che arricchisce ognuno di noi, me ne rendo conto, ma piuttosto che continuare mascherati di incoerenza la nostra battaglia al di fuori, armiamoci contro le forze discordanti che tanto ci tormentano e non ci fanno dormire la notte, per poi scoprire che in realtà gran parte di ciò che proviamo a conquistare fuori di noi, in realtà è già insito nella propria essenza. E solo noi possiamo arrivarci. Nessun altro, perchè si, in fondo, la felicità è egoistica. Ma quando condivisa genuinamente è così meravigliosa.

 

I giovani e la crisi.

Il titolo del saggio breve uscito alla maturità di quest’anno, lo specchio della nostra società, o meglio, una buona parte di essa. Incuriosita da questo Portfolio di Internazionale e mossa dalla mia impellente laurea (…yuppi!), vorrei esprimere la mia opinione a riguardo, si, perchè in fondo ne faccio parte anche io di questa fascia di giovani colpiti dalla “crisi”.
Il capro espiatorio per eccellenza è l’economia che sta andando ufficialmente a rotoli e il governo, ahimè, non fa che alimentare la questione non riuscendo a delineare nuovi disegni di legge ad hoc e oltretutto facendo demagogia promettendo lauti riconoscimenti ai cosiddetti meritevoli. Ma meritevoli de che?! (vedi Trota) Mi sembra, ma sono pronta a sentirmi controbattuta, che i veri meritevoli se ne stanno andando tutti all’estero perchè qua non riescono a emergere e a lavorare per ciò che hanno studiato. E le foto che ho postato con il link ne sono un esempio, riportando una situazione mondiale, non solo italiana.
E poi si parla tanto di crisi: crisi qua, crisi là… Ma di che crisi si tratta? Io più che crisi economica, sto assistendo a una crisi di valori. E’ vero, sono altri tempi e la globalizzazione ci sta cambiando, ma a parte casi veramente al limite (ricordando i suicidi verificatisi da un anno a questa parte…), non mi accorgo di questi giovani che stanno veramente male. No, perchè io continuo a vedere persone che si lamentano, ma allo stesso tempo non si buttano a capofitto in qualcosa per cui credono, non vedo questa grinta che è il polmone della nostra età, non vedo la forza e la volontà nella maggior parte dei ragazzi, che se ne stanno tranquilli cullati a casa da mamma e papà, come un famoso pregiudizio strettamente italiano ci ricorda. Spero di sbagliarmi e spero di aver avuto un’impressione superficiale, ma se non siamo noi a lottare per ciò in cui crediamo chi lo farà? Ci diplomiamo e corriamo a iscriverci all’università, mettiamo in tasca la nostra laurea belli orgogliosi e poi? O siamo fortunati e troviamo un posto di lavoro che calzi quasi a pennello con la facoltà scelta o ci arrangiamo con lavoretti più umili e tiriamo avanti, facendo la vecchia gavetta, giusto per non poltrire a casa, ma ahimè non tutti ci riusciamo. Perchè in fondo, non tutti siamo uguali. Vorrei vedere tutti, e non solo una parte, di questi ragazzi lottare a denti stretti per ciò in cui credono, vorrei vedere la determinazione sui visi e la forza nell’anima, vorrei vederci combattere per noi e per risollevare le sorti della nostra comunità sebbene ci troviamo davanti ostacoli e ingiustizie. Mi accuserete di essere utopistica, lo so. Umiltà e grinta, è questo che ci manca prima di tutto! E ascolto, si, perchè è questa  un’altra cosa che ci manca: essere ascoltati, essere compresi sia da chi ci governa che da chi ci è vicino. Non dobbiamo aver paura di dire la nostra e di tentare, non è facile, ma male che vada, almeno ci abbiamo provato.

Come il vento tra i capelli…

Se c’è una cosa che adoro è sentire il vento tra i capelli, la brezza che mi scompiglia la chioma e mi libera la mente. In bicicletta poi è il massimo, l’apoteosi. Mi aiuta a riflettere, mi sento così libera nei miei pensieri e nelle mie decisioni che mi sembra quasi di planare nel mio universo. Muovo il corpo e la mente, che a volte è così indaffarata. Mi sento bene e in pace con me stessa, anche con un paio di cuffiette inserite nelle orecchie che mi rimandano una melodia rock.
Oppure in treno, quando entra l’aria dal finestrino semi aperto e il panorama scorre veloce al di fuori mentre i miei capelli fanno mille giravolte; mi sento così tranquilla quando vedo tutto in movimento, tutti i piccoli dettagli che si muovono davanti a me e sembra voglia afferrarli uno ad uno con lo sguardo. Si, perchè è proprio il movimento che ci mantiene vivi, se fossimo sempre e solamente in stallo saremmo come soprammobili, statuine che aspettano. E io non sopporto aspettare a lungo. Tengo stretti i particolari più cari e torno a scivolare nel vento. Felice.

 

Persone.

A volte mi piace scrivere pensieri in libertà sulla mia agenda. Ne vengono fuori riflessioni sui massimi sistemi con parole semplici, oppure, fallendo, solo un misero adito del mio fluire di coscienza. L’altro giorno pensavo alle persone paragonandole al cibo: sì, perchè il cibo puoi cucinarlo seguendo una ricetta o trasformarlo dando sfogo alla creatività, devi buttarlo se va a male poichè l’hai lasciato fuori dal frigo troppo a lungo, può farti venire i mal di pancia se rimasto indigesto, può infine stuzzicarti l’acquolina solo a guardarlo. Un po’ come le persone. Guardandole possiamo restarne colpiti dal loro aspetto esteriore, ci possono far soffrire, dobbiamo scordarle se ci hanno fatto un torto lasciato irrisolto o dobbiamo allontanarle se c’è troppa confidenza quasi malsana, ma possiamo anche avere dei bellissimi rapporti se riusciamo a entrare in sintonia e armonizzarci. Ma, tutto ciò se avvengono dei cambiamenti, delle trasformazioni, dei movimenti. Se le persone restano sempre ferme non cambiano, non ci sono rapporti, non ci sono gioie, non ci sono sofferenze. E’ un po’ come mettere il sacchetto delle verdure surgelate in freezer: quando lo tireremo fuori sarà esattamente come lo abbiamo lasciato. Immutato.

Mangiare bene (e sentirsi bene) in poche mosse…

Premessa: non sono nè un medico nè uno specialista in alimentazione, sto solo riportando una mia esperienza personale.

Mangiare bene si può, eccome! E di conseguenza sentirsi bene, unendo i benefici di alimenti sani a una buona dose di movimento… Ma come fare? Io da studentessa universitaria fuori sede non ho molto tempo da dedicare alla spesa e alla preparazione dei miei pasti, oltre a non avere molta possibilità di frequentare corsi sportivi, ma ho deciso di fare una scelta impegnandomi per me stessa e per la mia salute con le risorse che ho. Prima regola: non salto mai la colazione… Poi salto in sella alla mia bicicletta e la giornata inizia, tra una lezione e altri impegni che mi accompagnano fino al tardo pomeriggio. Non riconoscendomi in quello stereotipo dello studente stanco e stremato dalle ore passate in aula, quando il mio frigo rimanda l’eco della mia voce, non mi rimpinzo di cibo del fast food o di pizze, ma corro al supermercato a riempire il mio cestino di pane di segale, frutta e verdura possibilmente fresche, uova, biscotti integrali, legumi o carne o pesce, concedendomi sfizi come una barretta di cioccolato fondente o una confezione di senape. Per il pranzo alcune volte devo arrangiarmi con la mensa, scegliendo i piatti meno elaborati, mentre altre volte riesco a farmi un’insalata di riso o un panino accompagnato da un frutto. A cena non manca mai una bella porzione di verdure, oltre a una bella dose di tranquillità nel mandar giù i bocconi, dopo aver corso tutto il giorno.
Quello che non mi faccio mai mancare è di certo il movimento: bicicletta a gogo! Pedalo circa 8km al giorno in quest’ultimo periodo e di benefici ne trovo a volontà… Muscoli, polmoni e ambiente ringraziano!
Dalla mia umile opinione, vi posso dire che basta dedicare piccoli accorgimenti nella routine quotidiana per aiutarsi e sentirsi mano mano sempre meglio, adottando uno stile di vita sano ed equilibrato. Io mi sento bene così, poi ognuno è libero di fare le proprie scelte!

I dettagli ci aiutano a sorridere.

Vi siete mai soffermati a osservare i piccoli dettagli che compongono i vari momenti della vostra giornata? Il quotidiano aperto sul tavolo, il fumo della tazza di caffè al mattino, il vaso con i fiori freschi del giardino, lo stoppino della candela appena spenta, la piega del cuscino così come l’abbiamo o l’hanno lasciata dalla notte precedente, il filo di luce che entra dalla tapparella appena alzata… Potrei continuare per ore a elencare ogni piccolo particolare a cui non sempre dedichiamo la nostra attenzione, ma allo stesso tempo ci aiuta a sorridere. Proprio così. Secondo me loro sono come la ciliegina sulla torta: coronano i momenti che passiamo insieme ai nostri cari, arricchiscono la nostra casa e i luoghi che frequentiamo, conservano i nostri ricordi. I dettagli ci aiutano a esprimerci e nel frattempo ci offrono sicurezza. Immaginate di alzarvi la mattina e non trovare più la vostra tovaglietta americana preferita o la vostra tazza che usate gelosamente da anni, non vi sentireste un po’ smarriti? E poi, come è bello affondare il viso nella piega del cuscino che ha lasciato il vostro compagno uscito presto per andare a lavoro? Quanto è emozionante osservare una candela che si spegne lentamente dopo aver scaldato l’atmosfera di una serata in famiglia? E questi sono solo i particolari offerti da oggetti. Pensate a quelli che ci regalano ogni giorno le persone che fanno parte della nostra vita…

C’erano una volta i compiti a casa…

Stamattina a colazione, tra un biscotto e l’altro, leggevo un articolo di giornale che trattava dei compiti dati a casa ai ragazzi/ini della scuola dell’obbligo e sono rimasta esterrefatta dalle lamentele dei genitori riguardo all’argomento. “Tornano a casa tardi da scuola… Hanno troppi compiti… Spesso devono badare ai fratellini più piccoli… Tra internet e la tv non riescono a gestirsi…” e via dicendo. A questo punto mi sono fermata a riflettere tra me e me: esistono bambini e ragazzi che, poveretti loro, nemmeno hanno la possibilità di studiare e ‘sti qua si lamentano dei troppi (a loro dire) compiti dati a casa? E soprattutto, voi cari genitori, come pretendete che la vostra prole possa affrontare i prossimi passi della loro carriera scolastica e non se vi fate così tanti scrupoli per una versione di latino o dei problemi di matematica da svolgere per il giorno dopo? Non è forse il loro dovere? In ufficio non avete anche voi delle mansioni e relativi impegni da portare a termine a fine giornata? Ma si può! Sarà che io sono stata educata in un certo modo, sarà che manca un pizzico di umiltà a queste nuove generazioni (di cui io ne faccio parte, ma non mi ritrovo riconosciuta in questi luoghi comuni…), ma come ci si può lamentare addirittura dei compiti dati per casa?! Da una parte dobbiamo riconoscere che si, questi ragazzi tornano a casa tardi (diciamo le 14, 14 e 30 circa) e prima delle 16 nessuno apre il libro di storia o il quaderno degli esercizi di fisica, e che in fondo la scuola non offre molte attività extrascolastiche in cui i ragazzi possano sperimentare qualcosa di pratico che si avvicini alla teoria appresa a lezione la mattina, ma il loro “lavoro” è proprio portare a termine i compiti per casa, e non trastullarsi dietro il pc, videogames o internet. Tanto di cappello a coloro che si occupano dei fratelli più piccoli e aiutano a fare le faccendine di casa, conciliandosi con gli impegni lavorativi e domestici dei genitori. L’equilibrio, come torno spesso a dire, è la chiave per rasserenare il cielo tempestoso creato da queste lamentele. Ognuno dovrebbe conciliare i propri doveri e piaceri con quelli del resto della famiglia, ritagliarsi del tempo per gli impegni come per lo svago, e non continuare a piangersi addosso anche per dieci frasi di greco da tradurre e per due capitoli di storia da studiare! Avete la fortuna di studiare, non sprecatela! E voi, cari genitori, lasciate che il vostro pargolo affronti un po’ la vita, invece che puntare sempre il dito contro la scuola!

La giusta distanza.

Quante volte abbiamo pensato di conoscere abbastanza una persona da poter stringere un rapporto più intimo che si avvicini all’amicizia e magari confidarle qualcosa di noi? Fa strano pensare come all’inizio siamo preziosi dei nostri racconti ma poi li scioriniamo all’altro, che fino a un po’ di tempo prima era un perfetto sconosciuto. E’ curioso come nascono le amicizie, è ancora più forte come si spezzano o degenerino in un disequilibrio delle distanze. Perchè di distanza si tratta. Si, quello strano concetto che rasenta il metafisico, ma che in realtà è una delle basi di un rapporto sano e spontaneo, in cui l’altro sa, ma non troppo, in cui ci confidiamo, ma non diventiamo logorroici o troppo intimi con un’altra persona, a meno che non ci conosca come le sue tasche. Secondo me l’amicizia si basa in gran parte su questo gioco di distanze, in modo tale da potersi muovere tra due estremi, uno maggiore, in cui siamo riservati alle prime battute, e uno minore, in cui mano mano andiamo a cadere e a svelarci all’altro. Per usare una metafora, come fossimo un frutto da sbucciare e gustare lentamente, dopo un pasto consumato con calma seduti davanti a un piatto che dovrebbe essere invitante per suscitare l’acquolina; dapprima togliamo il picciolo, girandolo e staccandolo con le dita, poi mano mano ci occupiamo di togliere la buccia, la scorza che protegge il nettare interno. Assaporiamo il frutto pian piano, deliziando le nostra papille con il suo sapore dolciastro o strizzando il naso per il retrogusto asprigno perchè magari non ancora maturo, mastichiamo lentamente e mandiamo giù un boccone alla volta, prendendo il nostro tempo. E infine arriviamo al nocciolo, si, lì dove sono racchiusi i semi, ma non sempre: a volte siamo già sazi prima di finire, altre volte stiamo a spolparci il torsolo come se non ci bastasse l’intero frutto. E l’amicizia è così, uno svelarsi mano mano, con i giusti tempi e distanze, con la confidenza calibrata alle situazioni, in un susseguirsi o meno di fasi di svelamento sempre maggiore all’altro. Siamo dei frutti, invitanti o meno, con scorze tenere o dure da sbucciare e gustare.

Basta poco per essere felici…

Datemi una bicicletta e dei tulipani!
No, non è l’ultimo slogan di una campagna pubblicitaria, ma la libera espressione del mio ego alla domanda: cosa ti rende felice? Si, mi basta davvero poco, un telaio con due ruote, un mazzo di fiori olandesi variopinti e strade tranquille da percorrere, il tutto inondato da un sole primaverile che scalda appena le gote. Ma come sono brava a rendere il tutto così poetico, sarà la mia vena artistica (infiliamoci le penne nel sederino…) che a volte vien fuori o sarà che mi basta davvero poco per sorridere.  Quali sono le piccole cose che vi rendono felici? 🙂

L’otto marzo e la donna.

Otto marzo: festa della donna. Quale altra migliore occasione per riconsiderare la condizione della donna nella nostra società e più precisamente nello scenario dei media, che ci bombardano ogni giorno di immagini di seni, cosce e sederi sotto a striminzite gonne e labbra ritoccate.
Riadattando Primo Levi mi vien da dire “Se questa è una donna…“! E’ proprio così che dobbiamo essere rappresentate sul piccolo schermo? Sono stanca e quasi annoiata di vedere il più delle volte la solita valletta-oca-mezza nuda al fianco di un presentatore in giacca e cravatta, sono stufa di accorgermi di come la condizione femminile si sia via via sottomessa a questa visione maschilista di una donna oggetto che deve mostrare e vendere il suo corpo per rendere una trasmissione più interessante. Per fortuna esistono anche le grandi donne, le scienziate, le ricercatrici, le soldatesse, le giornaliste, le scrittrici… le donne che si fanno valere per ciò in cui credono e lottano per un futuro migliore, basato sulla cultura e il progresso e non sulla mercificazione del proprio aspetto. Donne con carattere, donne con le palle. Vorrei vedere sempre più queste figure e vorrei vederle sempre più ammirate e riconsiderate, portate come antitesi alle ragazze da copertine patinate e rotocalchi televisivi.  Donne, siamo molto più di tette e culi!

Io il diario non lo voglio!

Eccomi di nuovo tra voi, popolo di WordPressiani! Con queste giornate di pura primavera, che finiranno ahimè con l’avvento della prossima settimana, non ho proprio voglia di stare al computer e mi rilasso beata al sole, lasciandovi quindi senza nuovi articoli nel blog. Ma mi sono detta: Ehi, devi rimediare e basta rimandare!
Oggi vi parlo di nuovo di social network, (ricordate l’articolo sull’uccellino celeste di Twitter?) concentrandomi sull’ultima idea partorita da quella mente geniale (fare business con un social network è geniale, ammettiamolo, specie se poi diventi miliardario prima dei 30 anni!) di Mark Zuckerberg, ossia… il nuovo diario di Facebook. Ta da da daaaan! Come direbbe Fantozzi “Una cagata pazzesca!“, ebbene si, si annunciava come la grande rivoluzione (ma de che?!) del social network dato l’aggiornamento del design e del layout dei profili e delle pagine, ma a me fa tutt’altro che sorridere, vuoi perchè sarà obbligatorio per tutti per la fine di marzo, vuoi perchè questo tanto atteso aggiornamento a me fa davvero ribrezzo, per usare termini aulici. Schifo. Mark, ma che mi hai combinato? Perchè il mio bel profilo ordinato con le foto in alto, l’elenco degli amici a sinistra sotto la mia immagine profilo e la mia bella bacheca su cui basta scorrere dall’alto in basso per visualizzare le notizie ora me lo smembri in due colonne, nelle quali posso trovare sia i miei ultimi amici che ho aggiunto, le foto in cui mi hanno taggata, gli eventi e soprattutto… quella barra a destra con i mesi e gli anni a ritroso fino ad arrivare al mio anno di nascita mi mette un’ansia! E quella crocetta che scorre sulla linea che divide le due colonne di layout del profilo, che basta cliccarla nel punto in cui si desidera per aggiungere un post o una foto… No, non ci siamo! L’unica cosa che posso dire che mi piace è l’immagine di copertina, che poi bisogna vedere quale uno sceglie.
Se c’è un diario che preferisco gestire è quello cartaceo e personale, su cui gelosamente scrivo tutti i miei pensieri e riflessioni, i miei ricordi e i miei problemi, che magari quando avrò sessant’anni riaprirò e leggerò, ridendo o versando qualche lacrimuccia ripensando alla mia adolescenza, senza dover sbandierare il mio diario Zuckerberghiano ai miei amici del social network e “sperando” che per quella volta Facebook ancora esista per custodire le mie informazioni!