La giusta distanza.

Quante volte abbiamo pensato di conoscere abbastanza una persona da poter stringere un rapporto più intimo che si avvicini all’amicizia e magari confidarle qualcosa di noi? Fa strano pensare come all’inizio siamo preziosi dei nostri racconti ma poi li scioriniamo all’altro, che fino a un po’ di tempo prima era un perfetto sconosciuto. E’ curioso come nascono le amicizie, è ancora più forte come si spezzano o degenerino in un disequilibrio delle distanze. Perchè di distanza si tratta. Si, quello strano concetto che rasenta il metafisico, ma che in realtà è una delle basi di un rapporto sano e spontaneo, in cui l’altro sa, ma non troppo, in cui ci confidiamo, ma non diventiamo logorroici o troppo intimi con un’altra persona, a meno che non ci conosca come le sue tasche. Secondo me l’amicizia si basa in gran parte su questo gioco di distanze, in modo tale da potersi muovere tra due estremi, uno maggiore, in cui siamo riservati alle prime battute, e uno minore, in cui mano mano andiamo a cadere e a svelarci all’altro. Per usare una metafora, come fossimo un frutto da sbucciare e gustare lentamente, dopo un pasto consumato con calma seduti davanti a un piatto che dovrebbe essere invitante per suscitare l’acquolina; dapprima togliamo il picciolo, girandolo e staccandolo con le dita, poi mano mano ci occupiamo di togliere la buccia, la scorza che protegge il nettare interno. Assaporiamo il frutto pian piano, deliziando le nostra papille con il suo sapore dolciastro o strizzando il naso per il retrogusto asprigno perchè magari non ancora maturo, mastichiamo lentamente e mandiamo giù un boccone alla volta, prendendo il nostro tempo. E infine arriviamo al nocciolo, si, lì dove sono racchiusi i semi, ma non sempre: a volte siamo già sazi prima di finire, altre volte stiamo a spolparci il torsolo come se non ci bastasse l’intero frutto. E l’amicizia è così, uno svelarsi mano mano, con i giusti tempi e distanze, con la confidenza calibrata alle situazioni, in un susseguirsi o meno di fasi di svelamento sempre maggiore all’altro. Siamo dei frutti, invitanti o meno, con scorze tenere o dure da sbucciare e gustare.

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