L’apocalisse è(ra) vicina.

Ebbene si, il 2012 è iniziato proprio come i Maya (o Giacobbo) avevano previsto: male. Motivo? Sono già dieci giorni che mi muovo come un pirata con la gamba di legno per via dei punti di sutura ad un ginocchio, mettici di mezzo febbre, bronchite e un gran freddo misto a nebbia densa ed hai la ricetta perfetta per un gennaio memorabilis. Se non fosse che tutto ciò me lo sono andata a cercare da sola grazie a una stupidissima tapparella della camera, ma credo di essere più stupida io che ci prendevo gusto ad aggiustarla e mi sono beccata il soggiorno all’ospedale dopo essere caduta. Un genio insomma! Ma almeno ci sono state anche notizie me ra vi glio se che hanno compensato i disastri combinati. (Per fortuna che riesco a cogliere il lato positivo anche nelle cose più buie, è una cosa che mi manda avanti e mi fa sorridere anche nei momenti di c a c c a come questi :D)
Per il resto, ho dovuto abbandonare la mia fedele compagna bicicletta e lasciarla da sola in garage nell’attesa di poter tornare a piegare il ginocchio (mercoledì è vicino, mercoledì è vicino, mercoledì è vicino…) e ho dovuto imparare a delegare gli altri dei miei impegni quando non potevo nemmeno alzarmi dal letto o dalla poltrona. Che difficoltà! Quanto è brutto essere obbligati al riposo e non poter essere più indipendenti nemmeno nel mettersi i calzini la mattina? Se c’è una cosa che mi fa sentire male è proprio il dover dipendere dagli altri, per cose futili o importanti che siano. E per una come me è proprio un brutto rospo da dover digerire, volente o nolente. E ho imparato, eh sì, ho dovuto imparare a essere più umile anche su questo e abbassare la cresta per chiedere aiuto e non sentirmi un peso se dovevo chiedere un favore, è stata dura ma credo di aver imparato la lezione, anche se ci ho sofferto un po’. Anche se in realtà, appena il medico mi ha detto che potevo almeno camminare sulle mie gambe, senza piegare l’articolazione, sono balzata in piedi e deambulavo manco fossi un bambino che ha appena scoperto l’arte di mettere un piede davanti all’altro. No, non ce la facevo a stare ancora a letto, il sedere mi stava diventando della stessa forma del materasso.

Quali sono le cose che non riuscite a sopportare o imparare? Che cosa vi scoccia di più quando siete costretti a riposare e relegati in casa?

Insalata o non insalata…

That’s the question! Innanzitutto buon Ferragosto a tutti!
Oggi vi propongo una ricetta estiva sfiziosissima da gustare per una cena fresca e leggera, per non appesantirsi troppo in questi giorni afosi. Un’insalata non insalata, per l’appunto. Un’ insalata di pesce, verdure e patate da servire a temperatura ambiente e magari accompagnata da qualche salsetta allo yogurt come dressing. Vediamo come si fa…

Ingredienti: (per 4 persone)
6 patate medio/grandi
4 pomodori medi
400gr di anelli di totano
una carota
un gambo di sedano
un pizzico di sale
prezzemolo q.b.

Procedimento:
Pelate le patate e fatele bollire fino a cottura, poi lasciatele raffreddare. Cuocete il pesce a vapore per 15 minuti e lasciatelo raffreddare. Nel frattempo lavate le verdure, tagliate il pomodoro a dadini grossolani e il sedano a piccoli listelli. Adagiate le verdure in una ciotola, unite la carota grattugiata e, una volta che le patate e il pesce si sono raffreddati, tagliate le prime a cubetti e il secondo a listelli e incorporateli alle verdure. Mescolare il tutto adagiamente e condire con prezzemolo tritato, olio, aceto, un pizzico di sale e la vostra migliore salsa dressing.


Bon appetit!

Abbiamo tutti fretta.

Siamo una generazione di frettolosi e disattenti, impegnati nello studio come nel lavoro per gran parte delle nostre giornate e non pensiamo più ai piccoli gesti che potremmo dedicare al nostro benessere sia fisico che mentale. Un’affermazione alquanto dura, ma mi sto accorgendo che colpisce anche me, nel mio piccolo. Non ci fermiamo più a pensare a noi stessi, ma piuttosto siamo fin troppo impegnati a fissare nella mente le faccende della giornata o le pagine (se non libri interi) da studiare per il prossimo esame e non pensiamo a quanto sarebbe più piacevole prendere il tutto con più tranquillità. A tavola poi non ne parliamo: un boccone dietro l’altro finiamo per divorare il pranzo o la cena, pronti a scappare via per il prossimo impegno, nel minor tempo possibile. E poi stiamo male, siamo più nervosi, siamo più agitati. Sia con gli altri che con noi stessi. Forse dovremmo tutti pensare un po’ più a noi, dedicare più tempo al nostro benessere con piccoli accorgimenti quotidiani per quanto possibile: alzarsi tranquillamente mezzora prima del solito per prepararsi alla giornata, prendere la bicicletta per andare a lavoro o a scuola, mangiare con calma con la tv spenta per non essere influenzati dalle notizie più che altro drammatiche del tg, prendersi un’oretta al giorno per il proprio relax e per liberare la mente da tutto ciò che ci preoccupa e ci tormenta. In questo modo, secondo me, saremmo capaci di gestire al meglio tutte le nostre faccende quotidiane e riusciremmo ad affrontarle con più sorrisi e meno mal di testa.

~ Eightdaysweek