Naturalmente, in tavola.

Stamattina, presa da un’ improvvisa allergia per i testi universitari e spirito bucolico, mi sono fatta un salto nel mio giardino/orto e cosa ci trovo? Ben quattro piantine di rucola selvatica! Controllo che si trattasse proprio di lei strappando una foglia e, in men che non si dica, il profumo sprigionato era inconfondibile, buonissimo. Mi sono ben guardata dal carpire le erbacce infestanti che soffocavano le piantine, in modo che crescano e continuino a proliferare, come stanno facendo ormai da anni in modo assolutamente spontaneo. Inutile dire che mi sono fatta una scorpacciata per il pranzo, unendo la rucola a delle fette di pane di segale, ravanelli e prosciutto cotto. De – li – zio – so.
Ieri invece mi sono concessa al mio lato più estroso e ho preparato dei graziosi biscottini a forma di bambini e farfalle, oltre che a delle crostatine di marmellata che fanno gola solo a guardarle…
In questo periodo sto cucinando molto e penso che il mio blog si rimpinzerà di ricette, oltre che di cambiamenti. (Non so se avete notato ma sto cambiando spesso layout e temi per trovare la combinazione migliore, pardone moi!)
Con queste immagini vi auguro un buon primo maggio!

 

A rincorrere il cigno bianco.

Chi di voi ha visto l’ultimo capolavoro di Darren Aronofsky alzi la mano. Black Swan: il cigno nero, cattivo e senza pietà, opposto al bianco, candido e timoroso. Nel film si susseguono tramite vorticosi e frenetici passi di danza sul duro parquet davanti a specchi altissimi. Non è forse la metafora dell’esistenza in sè per sè? Il parquet sta al mondo come gli specchi stanno alla gente. E i passi di danza dapprima tremolanti e appena accennati diventano sempre più veloci e sicuri, battendo sul duro legno e inciampando sulle punte dei piedi ormai abituati ai calli e alle ferite.  E quegli specchi che ci fissano e ci giudicano, non lasciando sfuggire ogni singola mossa che facciamo, sono lì ad osservarci mentre noi continuiamo a volteggiare stanchi. Il cigno bianco che arranca dietro alla speranza di essere il protagonista della sua favola, il cigno nero che vuole tutto e non bada a conseguenze. Non c’è forse dentro ognuno di noi un cigno bianco ed uno nero? Una parte di noi che timidamente vorrebbe realizzare tutti i suoi sogni e l’altra più egoista e impulsiva che vuole accapparrarsi tutto e subito.

~ Eightdaysweek

Abbiamo tutti fretta.

Siamo una generazione di frettolosi e disattenti, impegnati nello studio come nel lavoro per gran parte delle nostre giornate e non pensiamo più ai piccoli gesti che potremmo dedicare al nostro benessere sia fisico che mentale. Un’affermazione alquanto dura, ma mi sto accorgendo che colpisce anche me, nel mio piccolo. Non ci fermiamo più a pensare a noi stessi, ma piuttosto siamo fin troppo impegnati a fissare nella mente le faccende della giornata o le pagine (se non libri interi) da studiare per il prossimo esame e non pensiamo a quanto sarebbe più piacevole prendere il tutto con più tranquillità. A tavola poi non ne parliamo: un boccone dietro l’altro finiamo per divorare il pranzo o la cena, pronti a scappare via per il prossimo impegno, nel minor tempo possibile. E poi stiamo male, siamo più nervosi, siamo più agitati. Sia con gli altri che con noi stessi. Forse dovremmo tutti pensare un po’ più a noi, dedicare più tempo al nostro benessere con piccoli accorgimenti quotidiani per quanto possibile: alzarsi tranquillamente mezzora prima del solito per prepararsi alla giornata, prendere la bicicletta per andare a lavoro o a scuola, mangiare con calma con la tv spenta per non essere influenzati dalle notizie più che altro drammatiche del tg, prendersi un’oretta al giorno per il proprio relax e per liberare la mente da tutto ciò che ci preoccupa e ci tormenta. In questo modo, secondo me, saremmo capaci di gestire al meglio tutte le nostre faccende quotidiane e riusciremmo ad affrontarle con più sorrisi e meno mal di testa.

~ Eightdaysweek