I’m not dissappeared.

Sorry for not posting.
I’m getting mad about it, but I have to work a lot in this period and it’s summer time too. I could not resist to a day off to the beach, a dinner out or a beer with friends in this amazing city. I love Amsterdam.
I love the crowded streets in the daytime, where you can listen to almost ten different languages in the same time.  I love the canals, I love the tiny little leaning houses on them. I love the kids inside the bicycle baskets and the smile on their faces. I love the parks, the green spots, the benches all around, where you can sit and stare at the multicultural combination of this city. But the best comes at night… Amsterdam is so amazing after the beautiful rose and red sunset. Dam square is magical with the Royal Palace and the Oude Kerk enriched by yellow lights, Rokin and Muntplein are my favourite with the lights reflected in the canal. I love passing by all this beauties sitting on the back of a bike, while speaking to my friend riding it. It’s an emotion I cannot describe, I just close my mouth, gaze with my eyes and fill my heart.
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Filosofia spiccia e pensieri sparsi.

Mi mancava scrivere un post di quelli pseudo riflessivi-filosofici.
Ci stavo pensando da giorni e mi chiedevo se pubblicarlo o meno, poi mi sono detta Perchè no?!  E’ proprio quest’ultima domanda che mi ha aperto un sacco la mente (più di quanto l’avessi già, e non per pavoneggiarmi…), che mi ha fatto capire molte cose e mi ha dato la possibilità di fare esperienza di molte situazioni. Perchè non buttarsi sulle cose? Perchè restare sempre ancorati a quelle sicurezze ormai troppo vecchie e stantie che ci bloccano in una routine noiosa e annosa? Perchè continuare a trascinarsi inutili palle al piede che ci rendono infelici e incapaci di apprezzare le mille altre opportunità che ci attendono se allungassimo un po’ di più i nostri orizzonti? Perchè continuare a battere il muso su cose che non cambieranno mai e ci avvelenano il fegato?
Potrei continuare con queste domande per ore.
Io ho fatto una scelta. Una scelta non facile e non immediata, ma che mi ha reso la vita molto meno tediosa. Ho scelto di vivere felice e con tranquillità, ho scelto di dedicarmi alle cose che mi piacciono e mi fanno stare bene, ho scelto di circondarmi di persone a cui voglio realmente bene e che me ne vogliono realmente a loro volta, ho scelto di rinunciare alle male voci e alla falsità, ho scelto di vivere la mia vita come desidero io dal mio profondo, ho scelto di sorridere di più e prendermela di meno, ho scelto di farmi più passeggiate da sola a piedi con la mia musica preferita piuttosto che pomeriggi di chiacchiere vane e vuote, ho scelto di seguire i miei sogni dovunque essi mi portino, ho scelto di non avere paura di ciò che non conosco, ho scelto di ascoltare me stessa in silenzio, ho scelto di non puntare il dito verso l’altro ma di riformulare prima i miei giudizi e le mie critiche, ho scelto di parlare chiaro e apertamente senza nascondere ciò che realmente penso e sono, ho scelto di lottare per ciò in cui credo senza prevaricare, ho scelto di essere giusta, ho scelto di osservare e capire meglio le cose, ho scelto…
E, bando all’aura bucolico-fiabesca che i miei pensieri possano evocare, mi sento scoppiare il cuore di felicità, ma di una felicità pura, non fatta di possedere cose materiali o sfoggiare astrusità modaiole e conformistiche, una felicità mia, una felicità che solo io posso conquistare e potrò ancora perfezionare mano mano, una felicità che può sembrare egoista ma che in realtà non lo è, perchè così facendo anche le persone intorno a me vivono bene e in equilibrio con me. Ed è bellissimo.
Non fermatevi mai, continuate a rincorrere i vostri sogni, a cercare le persone a cui tenere, a coltivare le vostre passioni, solo così sarete felici. Correndo, senza fretta.tumblr_mhixq8dmhW1rrjjxto1_4009915140C1EB2E8C78C0F6508EFC41973

Sensazioni.

Non ci posso fare nulla. Io adoro l’autunno. E adoro ancora di più l’inverno.
Amo il freddo, amo le temperature che scendono sotto i 10 gradi centigradi, amo il sole che tramonta alle cinque del pomeriggio dietro a delle cime innevate o dietro a delle nuvole cupe e grigie, amo le foglie ingiallite degli alberi che riempiono i viali delle città, amo i rami, ormai secchi, che brillano di rugiada alle prime luci del mattino, amo il ghiaccio e la luce che vi si specchia, amo la natura che si addormenta sotto la coltre bianca di neve, amo le finestre illuminate delle case dalle quali sbirciare al loro interno, amo il silenzio in cui si perdono i passi di lunghe camminate solitarie o in buona compagnia, amo la mia gatta che mi scalda le ginocchia e le sue fusa dolci, amo le coperte tirate sù fino al naso e un petto caldo sul quale addormentarsi, amo un corpo caldo da abbracciare durante la notte, amo le docce bollenti dopo una lunga giornata, amo i film belli e interminabili dei pomeriggi piovosi, amo il profumo dei biscotti nel forno caldo, amo tutto ciò che mi ricorda il freddo. E come tale, me lo godo.
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Pause.

Non sono sparita! 😀
In quest’ultimo periodo purtroppo non riesco a dedicarmi molto alla cucina e a pubblicare interessanti ricette sul blog perchè, ahimè, sono impegnata tra una ricerca di lavoro e l’altra (...choosy o no, c’è da rimboccarsi le maniche!) e mi sto dedicando principalmente a un altro mio hobby: il crafting, il fai da te o come si chiama. Ad esempio ieri sera nel giro di mezzora ho realizzato una serie di anelli seguendo questo tutorial… che dire?! Adorabili!
Poi mi godo un po’ la mia stagione preferita tra coperte, thè caldi, films, buona compagnia, libri e la mia gattona acciambellata sulle mie gambe. Adoro le stagioni fredde, l’autunno, l’inverno, quando fa notte presto e bisogna stringersi per scaldarsi a vicenda. ^__^
Spero di tornare presto con ricette e dolci sfiziosi da condividere con voi!

Back in town.

Sono tornata dalla mia permanenza olandese e già mi manca tutto di sù 😦 Sono stata davvero benissimo e ne conservo dei bellissimi ricordi… Ma il ritorno ha anche portato delle novità: alcune piacevoli, altre inaspettate, che mi hanno fatto sentire meno il triste impatto del ritorno alla routine quotidiana. E una di queste novità la voglio condividere con voi che mi seguite…

Rullo di tamburi

(sto cercando di creare suspance ù__ù)

… ed ecco a voi Snoep! La mia (non riesco ancora a credere che sia mia dall’euforia!) gattina di nemmeno due mesi che è entrata a far parte della famiglia! E’ dolcissima, sembra un batuffolo e non fa altro che correre tra le gambe delle sedie e dormire! Desideravo da tempo (…anni?!) un gatto e, finita l’università e alcuni impegni che mi tenevano lontana da casa, ecco realizzato il mio sogno!

Snoep

Parlando di cucina… Guardate cosa ha portato a casa mio padre oggi o.O Susine e albicocche freschissime, appena raccolte dall’albero, cosa prepareremo? Confettura o dolci? E perchè no entrambi?! 🙂

Frutta!

Felicità.

Molti hanno provato a descriverla, tanti hanno tentato di raggiungerla e pochi riescono a trovarla in piccole cose, quasi banali. Sto parlando della felicità. Quel pezzo più unico che raro a cui tutti aspiriamo, cui tutti ci rimbocchiamo le maniche per conquistarlo e di cui tutti non ne possiamo fare a meno per trovare la nostra serenità. Io associo spesso la felicità con l’essere tranquilli, in pace con se stessi e in armonia con ciò che ci smuove dentro, in modo tale da poter poi ritrovarsi bene con gli altri e con ciò che ci circonda, persone care e non. Perchè se non si è sinceri e sereni con se stessi, con i propri obiettivi e i propri pensieri, nessuno potrà farlo per noi e non potremo mai essere veramente in armonia anche con gli altri, senza dover costruire la nostra bella maschera e il nostro bel personaggio da far recitare sul palco della socialità. Molte persone le vedo fingere, le vedo costruirsi quel guscio di menzogne quasi surreali e malsane per loro stessi pur di stare al gioco con gli altri, considerati amici, ma, ahimè, a me questo discorso stona. Mentire a se stessi e alle persone a cui si tiene è come continuare a metter benzina sul braciere dell’ipocrisia, per alimentare un fuoco che non fa che nascondere la propria insicurezza. Non sto puntando il dito contro le persone insicure, tutti lo siamo stati in determinate situazioni ed è umano esserlo, ma piuttosto sto riflettendo su quel genere di persona che piuttosto che trovare la felicità prima dentro di sè, la trova nella folla, negli altri, o piuttosto, per mezzo degli altri. E come tale, non riesce a farne a meno. Io questa la chiamo dipendenza. Non felicità. Come una droga, come una sostanza che, per stare bene, non si può vivere senza. E si continua a cercarla, avidamente, come fosse linfa vitale, mentre in realtà non si dovrebbe far altro che guardarsi allo specchio, o semplicemente chiudere gli occhi e ascoltare il turbinio di pensieri e sogni che corrono dentro ognuno di noi. Non è facile talvolta scoprire ciò che arricchisce ognuno di noi, me ne rendo conto, ma piuttosto che continuare mascherati di incoerenza la nostra battaglia al di fuori, armiamoci contro le forze discordanti che tanto ci tormentano e non ci fanno dormire la notte, per poi scoprire che in realtà gran parte di ciò che proviamo a conquistare fuori di noi, in realtà è già insito nella propria essenza. E solo noi possiamo arrivarci. Nessun altro, perchè si, in fondo, la felicità è egoistica. Ma quando condivisa genuinamente è così meravigliosa.

 

Come il vento tra i capelli…

Se c’è una cosa che adoro è sentire il vento tra i capelli, la brezza che mi scompiglia la chioma e mi libera la mente. In bicicletta poi è il massimo, l’apoteosi. Mi aiuta a riflettere, mi sento così libera nei miei pensieri e nelle mie decisioni che mi sembra quasi di planare nel mio universo. Muovo il corpo e la mente, che a volte è così indaffarata. Mi sento bene e in pace con me stessa, anche con un paio di cuffiette inserite nelle orecchie che mi rimandano una melodia rock.
Oppure in treno, quando entra l’aria dal finestrino semi aperto e il panorama scorre veloce al di fuori mentre i miei capelli fanno mille giravolte; mi sento così tranquilla quando vedo tutto in movimento, tutti i piccoli dettagli che si muovono davanti a me e sembra voglia afferrarli uno ad uno con lo sguardo. Si, perchè è proprio il movimento che ci mantiene vivi, se fossimo sempre e solamente in stallo saremmo come soprammobili, statuine che aspettano. E io non sopporto aspettare a lungo. Tengo stretti i particolari più cari e torno a scivolare nel vento. Felice.

 

Appunti di una ciclista.

Se dovrei stilare una classifica delle cose che detesto mentre vado in bicicletta, tra i primi posti rientrerebbero le mie ultime due dis-avventure di questi giorni. Ebbene si, perchè cosa c’è di peggio tra bucare una gomma alla prima curva mentre stai andando a lavoro e farsi 2km e più col vento gelido contrario su una strada sterrata? Direi che le due opzioni si battono la medaglia d’oro per la peggiore categoria.
L’altra mattina facevano 13 gradi circa, non soffro il freddo, anzi ci sto particolarmente bene, ma quando ti ritrovi a dover pedalare contro la furia di una pseudo-Bora che ha deciso di presentarsi a metà maggio, quando uccellini e farfalle dovrebbero svolazzare allegramente su prati baciati dal sole caldo, su una strada di ghiaia per quasi 3km… Beh, direi che più che una bicicletta, ti servirebbe un deltaplano o un aliante! Vi giuro, il vento tirava così forte che rimanevo ferma, sebbene facessi una pedalata dietro l’altra e le mie mani si congelavano sempre più! Inutile dire che tentavo di assumere le posizioni più aerodinamiche possibili e pedalare più forte in quei momenti di tregua, ma è stata davvero dura… E, chissà perchè, ma ero anche l’unica ciclista in giro! L’autoironia fa sempre bene… cof cof!
E poi stamattina: quale migliore momento per bucare una gomma se non alle 8 e 30 del mattino quando sei in sella per andare al lavoro?! Ottimisticamente parlando, per fortuna mi è successo vicino al biciclettaro, così da poter tornare indietro e riuscire a cambiare il copertone nel giro di un’ora per poter ripartire; ma, cavolo, sentire un bel BUM PFFFFFFF!!! improvviso mentre stai curvando e ritrovarsi a camminare col ferro del cerchione non è un bel buongiorno! :\
Son cose che capitano, ma che sfiga!

Mangiare bene (e sentirsi bene) in poche mosse…

Premessa: non sono nè un medico nè uno specialista in alimentazione, sto solo riportando una mia esperienza personale.

Mangiare bene si può, eccome! E di conseguenza sentirsi bene, unendo i benefici di alimenti sani a una buona dose di movimento… Ma come fare? Io da studentessa universitaria fuori sede non ho molto tempo da dedicare alla spesa e alla preparazione dei miei pasti, oltre a non avere molta possibilità di frequentare corsi sportivi, ma ho deciso di fare una scelta impegnandomi per me stessa e per la mia salute con le risorse che ho. Prima regola: non salto mai la colazione… Poi salto in sella alla mia bicicletta e la giornata inizia, tra una lezione e altri impegni che mi accompagnano fino al tardo pomeriggio. Non riconoscendomi in quello stereotipo dello studente stanco e stremato dalle ore passate in aula, quando il mio frigo rimanda l’eco della mia voce, non mi rimpinzo di cibo del fast food o di pizze, ma corro al supermercato a riempire il mio cestino di pane di segale, frutta e verdura possibilmente fresche, uova, biscotti integrali, legumi o carne o pesce, concedendomi sfizi come una barretta di cioccolato fondente o una confezione di senape. Per il pranzo alcune volte devo arrangiarmi con la mensa, scegliendo i piatti meno elaborati, mentre altre volte riesco a farmi un’insalata di riso o un panino accompagnato da un frutto. A cena non manca mai una bella porzione di verdure, oltre a una bella dose di tranquillità nel mandar giù i bocconi, dopo aver corso tutto il giorno.
Quello che non mi faccio mai mancare è di certo il movimento: bicicletta a gogo! Pedalo circa 8km al giorno in quest’ultimo periodo e di benefici ne trovo a volontà… Muscoli, polmoni e ambiente ringraziano!
Dalla mia umile opinione, vi posso dire che basta dedicare piccoli accorgimenti nella routine quotidiana per aiutarsi e sentirsi mano mano sempre meglio, adottando uno stile di vita sano ed equilibrato. Io mi sento bene così, poi ognuno è libero di fare le proprie scelte!

Naturalmente, in tavola.

Stamattina, presa da un’ improvvisa allergia per i testi universitari e spirito bucolico, mi sono fatta un salto nel mio giardino/orto e cosa ci trovo? Ben quattro piantine di rucola selvatica! Controllo che si trattasse proprio di lei strappando una foglia e, in men che non si dica, il profumo sprigionato era inconfondibile, buonissimo. Mi sono ben guardata dal carpire le erbacce infestanti che soffocavano le piantine, in modo che crescano e continuino a proliferare, come stanno facendo ormai da anni in modo assolutamente spontaneo. Inutile dire che mi sono fatta una scorpacciata per il pranzo, unendo la rucola a delle fette di pane di segale, ravanelli e prosciutto cotto. De – li – zio – so.
Ieri invece mi sono concessa al mio lato più estroso e ho preparato dei graziosi biscottini a forma di bambini e farfalle, oltre che a delle crostatine di marmellata che fanno gola solo a guardarle…
In questo periodo sto cucinando molto e penso che il mio blog si rimpinzerà di ricette, oltre che di cambiamenti. (Non so se avete notato ma sto cambiando spesso layout e temi per trovare la combinazione migliore, pardone moi!)
Con queste immagini vi auguro un buon primo maggio!

 

La giusta distanza.

Quante volte abbiamo pensato di conoscere abbastanza una persona da poter stringere un rapporto più intimo che si avvicini all’amicizia e magari confidarle qualcosa di noi? Fa strano pensare come all’inizio siamo preziosi dei nostri racconti ma poi li scioriniamo all’altro, che fino a un po’ di tempo prima era un perfetto sconosciuto. E’ curioso come nascono le amicizie, è ancora più forte come si spezzano o degenerino in un disequilibrio delle distanze. Perchè di distanza si tratta. Si, quello strano concetto che rasenta il metafisico, ma che in realtà è una delle basi di un rapporto sano e spontaneo, in cui l’altro sa, ma non troppo, in cui ci confidiamo, ma non diventiamo logorroici o troppo intimi con un’altra persona, a meno che non ci conosca come le sue tasche. Secondo me l’amicizia si basa in gran parte su questo gioco di distanze, in modo tale da potersi muovere tra due estremi, uno maggiore, in cui siamo riservati alle prime battute, e uno minore, in cui mano mano andiamo a cadere e a svelarci all’altro. Per usare una metafora, come fossimo un frutto da sbucciare e gustare lentamente, dopo un pasto consumato con calma seduti davanti a un piatto che dovrebbe essere invitante per suscitare l’acquolina; dapprima togliamo il picciolo, girandolo e staccandolo con le dita, poi mano mano ci occupiamo di togliere la buccia, la scorza che protegge il nettare interno. Assaporiamo il frutto pian piano, deliziando le nostra papille con il suo sapore dolciastro o strizzando il naso per il retrogusto asprigno perchè magari non ancora maturo, mastichiamo lentamente e mandiamo giù un boccone alla volta, prendendo il nostro tempo. E infine arriviamo al nocciolo, si, lì dove sono racchiusi i semi, ma non sempre: a volte siamo già sazi prima di finire, altre volte stiamo a spolparci il torsolo come se non ci bastasse l’intero frutto. E l’amicizia è così, uno svelarsi mano mano, con i giusti tempi e distanze, con la confidenza calibrata alle situazioni, in un susseguirsi o meno di fasi di svelamento sempre maggiore all’altro. Siamo dei frutti, invitanti o meno, con scorze tenere o dure da sbucciare e gustare.

L’apocalisse è(ra) vicina.

Ebbene si, il 2012 è iniziato proprio come i Maya (o Giacobbo) avevano previsto: male. Motivo? Sono già dieci giorni che mi muovo come un pirata con la gamba di legno per via dei punti di sutura ad un ginocchio, mettici di mezzo febbre, bronchite e un gran freddo misto a nebbia densa ed hai la ricetta perfetta per un gennaio memorabilis. Se non fosse che tutto ciò me lo sono andata a cercare da sola grazie a una stupidissima tapparella della camera, ma credo di essere più stupida io che ci prendevo gusto ad aggiustarla e mi sono beccata il soggiorno all’ospedale dopo essere caduta. Un genio insomma! Ma almeno ci sono state anche notizie me ra vi glio se che hanno compensato i disastri combinati. (Per fortuna che riesco a cogliere il lato positivo anche nelle cose più buie, è una cosa che mi manda avanti e mi fa sorridere anche nei momenti di c a c c a come questi :D)
Per il resto, ho dovuto abbandonare la mia fedele compagna bicicletta e lasciarla da sola in garage nell’attesa di poter tornare a piegare il ginocchio (mercoledì è vicino, mercoledì è vicino, mercoledì è vicino…) e ho dovuto imparare a delegare gli altri dei miei impegni quando non potevo nemmeno alzarmi dal letto o dalla poltrona. Che difficoltà! Quanto è brutto essere obbligati al riposo e non poter essere più indipendenti nemmeno nel mettersi i calzini la mattina? Se c’è una cosa che mi fa sentire male è proprio il dover dipendere dagli altri, per cose futili o importanti che siano. E per una come me è proprio un brutto rospo da dover digerire, volente o nolente. E ho imparato, eh sì, ho dovuto imparare a essere più umile anche su questo e abbassare la cresta per chiedere aiuto e non sentirmi un peso se dovevo chiedere un favore, è stata dura ma credo di aver imparato la lezione, anche se ci ho sofferto un po’. Anche se in realtà, appena il medico mi ha detto che potevo almeno camminare sulle mie gambe, senza piegare l’articolazione, sono balzata in piedi e deambulavo manco fossi un bambino che ha appena scoperto l’arte di mettere un piede davanti all’altro. No, non ce la facevo a stare ancora a letto, il sedere mi stava diventando della stessa forma del materasso.

Quali sono le cose che non riuscite a sopportare o imparare? Che cosa vi scoccia di più quando siete costretti a riposare e relegati in casa?

CoNVivenza o coNNivenza: that’s the question!

Incuriosita da alcuni blog e articoli trovati in rete riguardanti la convivenza tra giovani e studenti in Italia o all’estero, mi lancio anch’io nell’impresa di dedicare un post alla convivenza tra noi giovani. (o perchè no, magari pubblicare qualcosa più spesso in merito alla questione e dedicargli un’intera categoria, che dite?)
Convivenza o connivenza, ho intitolato così l’articolo proprio per le due facce della stessa medaglia. Convivere è sinonimo di vivi e lascia vivere  nel dizionario di gran parte di noi comuni mortali, o almeno mi auspico che lo sia. Ognuno ha la sua stanza, o al massimo la spartisce con una o due persone, presumibilmente già conosciute, e si condividono gli spazi comuni di cucina, sala e bagno/i. Donne, uomini, poco importa, l’importante è andare d’accordo, sessismi a parte. Ma sulle dinamiche che si scatenano tra caratteri che abitano sotto uno stesso tetto bisogna andarci con i piedi di piombo. Eh si, perchè è curioso vedere come una persona la conosci almeno mille volte meglio vivendoci insieme. Provare per credere. E vedere che quella persona (o quelle se più di una, casomai)  che prima ci sembrava la più simpatica e brava del mondo, in realtà ne scopriamo dettagli impercettibili che alla lunga ci vanno sulle scatole e non riusciamo più a tollerare. E i fornelli lasciati sporchi dopo aver lavato (forse) i piatti, e la musica alta a orari improbabili o mentre stai studiando, e il lasciare la finestra chiusa dopo essere stati al bagno con conseguente svenimento di chi arriva dopo, e il cestino strapieno lasciato al suo triste destino di non essere svuotato… Potrei continuare per ore. Ma se c’è una cosa che adoro notare sono i pasti consumati con i conquilini. E lì capisci veramente con chi abiti. C’è il coinquilino che cucina e fa mille altre cose, oltre che raccontarti tutta la sua giornata e chiederti come stai, ti fa sentire quasi coccolato e a casa, sebbene di casa tua non si tratti. Poi c’è l’esatto opposto, il coinquilino che se ne sta lì con lo sguardo fisso nel suo piatto quasi a contemplare la sua vita nel candore della ceramica marchiata IKEA, che magari nella sua mente si configura come una palla di vetro degna di un chiaroveggente, finito di mangiare, dopo aver sospirato a intervalli regolari o meno in relazione alle sue ascesi spiritiche suggerite dal piatto o dalla cena, se ne va quasi di soppiatto come un cane bastonato. Disagio. C’è poi l’amante dei telefilm, che non finisce di emozionarsi mentre racconta l’ultima puntata della sua serie preferita, o il nerd che ti comunica a che livello è evoluto il suo personaggio su WOW o quanti nemici ha ucciso mentre CODdava, dondolando la forchetta come affetto da nevrosi. E l’ossessivo amante dell’ordine e della pulizia, che colleziona spugnette e detersivi sotto il lavabo manco fossero le figurine dei calciatori Panini, e la bellona che perde tempo a specchiarsi e profumarsi due ore prima di andare all’università, manco dovesse andare al concorso di Miss Italia. E i festaioli che ritornano dalle loro bevute goliardiche in centro sentendosi male sulla porta di casa… E poi ci sono i tipi tranquilli, che dialogano nella giusta misura, che non si sbilanciano più di troppo, concedendo quel minimo di confidenza per non minare la riservatezza propria e degli altri, che rispettano i turni delle pulizie e che non si fanno troppi problemi dei difettucci degli altri. Menefreghisti? Naaaa, riservati e rispettosi, piuttosto. Ma sempre con il sorriso sulle labbra, nè ipocrita nè forzato. Semplice. Pronti ad ascoltare sempre tutti e tutto. Ecco qua la connivenza. Connivenza (dal latino coniveo: letteralmente “chiudere gli occhi”) si, perchè di ciò si tratta, di chiudere almeno un occhio e andare avanti, per il quieto vivere di tutti tra le medesime mura.

I wish I had…

A volte mi capita di soffermarmi a pensare su cosa ho e cosa mi manca nella mia vita. A quanto sono fortunata di avere una famiglia che mi ha insegnato valori e mi ha saputo mettere in riga, al fatto di poter studiare in un’università fino alle cose più stupide, come avere un pc e poter scrivere questo post su un blog di mia proprietà. A pensare che ragazzi e ragazze della mia età si sentono fortunati anche al solo ricevere un bicchiere di acqua putrida da bere o un piatto di riso sciapo, mentre altri più fortunati lamentano il fatto di non poter avere la borsa griffata o chissà quale altro genere di “lusso”. Andrei avanti per ore con questo discorso e cadrei nella logorrea più assoluta. E non voglio tediarvi con questi discorsi importanti. O almeno non ora. 🙂

Ho intitolato questo articolo “I wish I had” per raccogliere tutte quelle cose che vorrei nella mia vita, dalle più stupide alle più importanti. Cominciamo…
Un gatto: si, ho sempre desiderato un gatto in casa mia, un gattone da coccolare e che mi si acciambelli sulle ginocchia nelle fredde sere d’inverno. Lo avrò, quando avrò una mia casa!
Una casa autonoma: odio i condomini, non tanto per il fatto di condividere il palazzo con altre famiglie, ma per la struttura in sè dell’abitazione. W le case in stile nord-europeo con quei piccoli e coloratissimi giardini!
Il dono di sapere suonare la chitarra: ho sempre desiderato poter suonare questo strumento, ma purtroppo il tempo non è mio alleato e ancora devo imparare.
Un intestino sano: magari! Sarebbe il più bel regalo che potessi ricevere, un intestino funzionante e sano. Sto forse chiedendo troppo?

Per ora mi fermo qui. Il genio della lampada si è già preso troppi incarichi da parte mia. E voi? Quali sono le cose che vorreste o che vi mancano nella vostra vita?